Ammortizzatori, se non ora quando?
2 commentidi Enrico Letta | 2 commenti

2/2009
Coesione sociale e consenso non sono obiettivi necessariamente sovrapponibili. Tanto più in tempi di crisi. La prima si raggiunge attraverso interventi coraggiosi. Il secondo è spesso il frutto della tendenza ad assecondare gli umori e le paure dei cittadini. Con il progetto «Pensaci adesso» TrecentoSessanta propone alcune idee per superare la tentazione del successo elettorale a tutti i e costruire soluzioni utili al Paese e al suo futuro. Come la riforma universale degli ammortizzatori sociali, per la quale è in arrivo la nostra seconda proposta di legge.
Non è questo il momento. Da circa un anno il ministro dell’Economia e il ministro del Welfare sono d’accordo soprattutto su un punto: le riforme devono essere rimandate a tempi migliori. La crisi – sostengono – è tanto profonda e invasiva da inibire qualsiasi tentativo di sciogliere, strutturalmente, i nodi più intricati della sfera dell’intervento pubblico. Non ci sono le risorse. E soprattutto il clima nel Paese è tale da non consentire, pena la perdita di coesione sociale, misure che non verrebbero comprese, né accettate dai cittadini. Questo discorso lo applicano a un eventuale cambio delle regole nel settore della previdenza. Ma anche agli ammortizzatori sociali, per sostenere i quali gli interventi già adottati dal governo sarebbero, secondo Sacconi, «più che sufficienti».
Eppure, tra le contromisure alla crisi proposte in questi mesi, proprio la razionalizzazione degli ammortizzatori sociali è in assoluto la più discussa. L’hanno richiesta, a più riprese, la Banca d’Italia, Confindustria, tutti i sindacati, le associazioni di categoria, gli esponenti del mondo delle professioni. I numeri diffusi in questi giorni dall’ISTAT spiegano perché: 2 milioni di disoccupati nel Paese, il dato peggiore dal 2004, con un aumento, rispetto allo scorso anno, di oltre 200 mila unità.
La recessione, come previsto, investe la vita dei lavoratori, le PMI, i professionisti. E i segnali di ripresa che arrivano dai mercati internazionali valgono per la finanza, ma non per l’economia reale. Dinanzi a questi dati, e tenendo conto delle implicazioni concrete della recessione su milioni di famiglie, chiediamo al governo: quando, se non ora, è possibile costruire intorno all’occupazione, e alla tutela per chi la perde, il consenso indispensabile per scrivere la riforma degli ammortizzatori sociali? Una riforma, a carattere universale, che abbia l’ambizione di risolvere le contraddizioni di un mercato del lavoro che tutela troppo pochi privilegiati – basti pensare al caso Alitalia – e troppo poco tutti gli altri: i giovani, le donne, i collaboratori a progetto, i professionisti con partita IVA, i lavoratori dell’indotto di grandi realtà industriali, oggi esclusi dalle forme di protezione previste in caso di crisi perché impiegati presso piccole o piccolissime imprese.
La crisi – lo ripetiamo da tempo – poteva essere l’occasione per cambiare il Paese fin dalle sue fondamenta, a cominciare da un sistema di welfare sbilanciato, poco equo e poco competitivo. Invece, così non è stato. E la risposta del governo in Finanziaria costituisce la sintesi di questo approccio al ribasso: in arrivo l’ennesima proroga degli ammortizzatori in deroga, una tantum reiterate, continue eccezioni alla regola. Esattamente l’opposto di quella riforma di sistema che serve a un Paese nel pieno della peggiore crisi occupazionale della sua storia recente. La coesione sociale si persegue provando, con responsabilità, a risolvere i problemi dei cittadini. Non rimandando sine die le soluzioni per il timore di perdere voti e sostegno. Coesione e consenso non sono principi sovrapponibili. È questo forse l’equivoco concettuale più pericoloso che ostacola l’azione riformista nel nostro Paese e che un’opposizione che vuole candidarsi a diventare realmente alternativa deve, invece, sciogliere con grande chiarezza.
Con questo spirito, nell’ambito di TrecentoSessanta con Alessia Mosca e alcuni altri nostri amici, stiamo lavorando già da qualche mese al progetto «Pensaci adesso», che ha già condotto alla redazione di una proposta di legge sull’indennità unica di disoccupazione depositata in Parlamento e decritta nel dettaglio nel primo numero di «Treseizero». Equità, automaticità delle prestazioni, politiche per il reimpiego: sono gli ingredienti di un redisegno normativo sotto il segno della razionalizzazione. La stessa razionalizzazione che occorre all’altro grande pilastro del sistema degli ammortizzatori sociali, quello per la cassa integrazione guadagni, per il quale è in via di ultimazione una nuova proposta di legge che presenteremo pubblicamente all’inizio del 2010.
L’intento è quello di arginare, per quanto possibile, l’impatto negativo di una stratificazione normativa che, anziché modernizzare questi strumenti, li ha resi farraginosi e del tutto inadeguati a rispondere alle necessità di un mercato del lavoro sempre più articolato e complesso. Un mercato in cui troppe categorie – penso, su tutte, alle professioni intellettuali – non trovano risposte né politiche, né normative. Le stesse risposte che un riformismo coerente, quale quello sul quale stiamo riflettendo su questo numero del magazine, ha il dovere di individuare.
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la crisi può ancora essere un’occasione per progredire, per fare progresso. Dobbiamo solo attivarci, e mettere in campo le nostre migliori risorse e le nostre migliori menti.
Ma come dall’opposizione? con tutta la buona volontà letta ma come le fai le rifome con tremonti?