C’è chi la politica la fa per professione e chi se la sceglie per passione
1 commentodi Lelio Alfonso | 1 commento
2/2010

Un libro
Faccia a faccia con quarant’anni di politica italiana
Rizzoli 2010
C’è di tutto un po’ in Giampaolo Pansa. C’è il gusto della polemica, la vis della battuta e il graffio della satira. Ma c’è, soprattutto, una capacità analitica e documentale che in pochi oggi possono vantare. I cari estinti, appena pubblicato per Rizzoli, è uno degli affreschi della nostra politica che, pagina dopo pagina (e sono tante, ben 521) ti prende come un romanzo, ti scoraggia come una denuncia, ti appassiona come un’intuizione. Credo che se lo definissi il «wikipedia umano» mi tirerebbe dietro volume, occhiali e altro ancora, ma è difficile trovare una definizione diversa per un giornalista-scrittore-narratore-testimone-storico che si documenta con una pignoleria maniacale anche sui fatti e le persone che ha conosciuto direttamente. Una fonte primaria, la prima delle fonti.
Anche questo libro biografico – dell’Italia politica prima di Tangentopoli che non c’è più e che qualcuno, a torto o a ragione, già rimpiange – segue lo stesso filone: aneddoti, dettagli, retroscena per i Bisaglia, i Pajetta, gli Almirante, i Rumor, gli Spadolini. Nomi che oggi dicono poco anche a chi la politica la fa per professione e, purtroppo, non più per passione. Le «figurine» della Prima Repubblica che Pansa incolla sull’album dei ricordi, tratteggiate non senza ferocia, ma con sabaudo rispetto, ci regalano in filigrana un Paese doroteo nei modi prima che nelle strategie, dove lo stile contava più del finto fair play. Le date che scandiscono la storia dei primi 45 anni della Repubblica fanno emergere in controluce figure oggi incarnate dal solo, inossidabile Andreotti (ma tra i viventi estinti c’è spazio anche per De Mita).
Il taglio della cronaca lascia spazio, tra le righe, a una vena di nostalgico rimpianto, quasi fosse troppo facile e tranchant, oggi, liquidare alcuni rampanti occupanti di seggi e poltrone. In realtà, il diario di bordo di Pansa è anche qualcosa di più. È il tentativo – riuscito – di ricostruire i perché di uno sfaldamento sociale attraverso le debolezze di un Paese cresciuto troppo in fretta grazie al boom ed esploso nelle sue stesse contraddizioni (il racconto dell’arrivo di Cicciolina a Montecitorio è imperdibile) nella cloaca di Tangentopoli. Un libro revisionista, dunque? Forse è più giusto definirlo un manuale per la vera politica, con i pregi e i difetti che l’hanno contraddistinta anche al di là dei suoi stessi protagonisti. Un libro per i minori di 40 anni che pensano di sapere tutto della maieutica, scambiandola per un social network.
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grande rispetto verso chi guarda i fatti senza partito preso, li scruta minuziosamente eppoi passa a dire la sua con grande obiettività.Peccato che in questa dolce italia al netto dei negativi, persone perbene si contano con le dita della mano. sono sempre convinto che il pensiero ricco di umanità deve sconfiggere quello impostato per consolidare scopi solo personali (rendite, divertimenti senza pudore, e privilegi).Speriamo che giunga al più presto quel giorno dove la gente vede i politici di passione che gioiscano per aver dato di tasca propria un forte contributo per sanare il traforo che lor signor hanno sfondato.