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Da Spinelli al sushi: l’Europa del discorsificio

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spinelli sushi

02/2010

L’Europa dei discorsi è viva e vegeta. Si può mettere in dubbio la sua unità politica, la sua capacità di offrire una risposta efficace alla crisi finanziaria e di sfruttare le potenzialità del mercato interno, ma non si può contestare la sua natura di discorsificio. Se l’Europa di domani sarà un museo, sarà anche un museo della retorica. A tutt’oggi, i discorsi dei leader sono l’altro lato dei convegni sul futuro dell’Europa e dei corsi di formazione sui fondi europei. Si potrebbero definire le note a margine di un’eterna incompiuta: i suoi appuntamenti decisivi sono falsi allarmi. La mania di gigantismo è tuttora diffusa tra nazioni pigmee, convinte di poter bastare a loro stesse in un mondo meno piatto. Gli argini della retorica europea sono caduti all’indomani della crisi: i discorsi dei leader si sono fatti meno accomodanti e hanno cominciato a invocare una svolta indefinita, compatibilmente con lo spirito «io ho galleggiato meglio di te».

All’inciampo geopolitico corrisponde anche un inciampo retorico. Perfino la leadership più ammirata degli ultimi anni, quella di Angela Merkel, durante il vertice dell’11 febbraio ha citato Maurizio Crozza: «Siamo pronti a sostenere Atene, ma deve anche agire da sé». Questo spirito caratterizza anche l’intervento di Nicolas Sarkozy. Perciò esiste già una Framania («Francia-Germania, l’Europa a due», Limes 2/1995) dei discorsi, ma non si capisce in che modo sia capace di imprimere una guida al progetto europeo, né riesce a spiegare le potenzialità dell’Europa unita alle nuove generazioni. Sul palco si affaccia ora Herman Van Rompuy, presidente del Consiglio Europeo, che ha pronunciato un discorso poetico al Collegio Europeo di Bruges, dove a fine 2007 si esibì David Miliband. Van Rompuy cerca di fare i conti con un’Europa che non può essere «potenza», limitandosi a cavalcare il proprio «esempio», come si è visto a Copenaghen. In un celebre discorso del 1983, Altiero Spinelli citava «Il vecchio e il mare» di Hemingway, e la tragedia del pescatore che si vede divorare il pesce più grosso che ha mai pescato, fino a giungere a riva soltanto con una lisca. Fuor di metafora, il monito finale di Spinelli «tentiamo di non rientrare in porto con soltanto una lisca» si può rivolgere anche alla retorica europea odierna, che non può accontentarsi di portare a casa un po’ di sushi.

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