Federalismo e comuni, perché i conti non tornano
2 commentidi Michelangelo Nigro | 2 commenti

Con il federalismo alle porte, iniziano a circolare le prime simulazioni del suo impatto sui conti degli enti locali e, soprattutto, dei comuni. Saranno concentrate in una tutte le imposte sugli immobili, sia locali, sia erariali. La nuova imposta – denominata «service tax» o «imposta immobiliare unica» – si prevede abbia un gettito complessivo di 25 miliardi di euro, di cui 10 derivanti dall’ormai superata Imposta comunale sugli immobili (ICI) e 15 frutto di imposte oggi versate nelle casse dello Stato attraverso, principalmente, imposte di registro e ipocatastali sulle compravendite e addizionali sull’Irpef.
Ora, per chi come noi vuole capire meglio cosa accadrà, alcune domande sono d’obbligo:
- cosa cambia per il bilancio dello Stato ?
- cosa cambia per i bilanci dei comuni ?
- cosa cambia per il cittadino ?
Insomma, quali sono i costi del federalismo? Da qualche settimana l’Associazione TrecentoSessanta ha istituito un tavolo di lavoro ristretto che ha già messo a punto simulazioni su un campione di 24 capoluoghi di province e regioni e che nei prossimi giorni estenderà l’analisi su un maggior numero di soggetti analoghi. Da questa prima analisi – di cui trovate qui un’anticipazione – emerge che i comuni, con la nuova imposta, perderebbero quasi il 20% delle cosiddette entrate correnti, ossia le entrate ordinarie che consentono l’erogazione dei servizi pubblici essenziali (trasporti, istruzione, ambiente, settore sociale, etc.).
Si possono ipotizzare quattro livelli di analisi; tutti si basano sul confronto tra l’attuale gettito derivante dalle principali imposte locali e dai trasferimenti che lo Stato eroga a favore dei comuni (dati dei conti consuntivi 2008, fonte Ministero dell’Interno), e che con la nuova imposta verrebbero meno, e il futuro gettito della “service tax” (dati de Il Sole 24 Ore del 5 luglio 2010), che:
- nella prima ipotesi, sostituirebbe tutte le entrate di natura tributaria (Titolo I: entrate tributarie) e tutti i trasferimenti correnti dello Stato (Titolo II, Categoria 1);
- nella seconda ipotesi, sostituirebbe le entrate tributarie, ma per la sola parte relativa alle imposte (Titolo I, Categoria 1) e tutti i trasferimenti correnti dello Stato (Titolo II, Categoria 1);
- nella terza ipotesi, sostituirebbe l’ICI, l’addizionale comunale sull’energia elettrica, l’addizionale e la compartecipazione Irpef (Titolo I, parte della Categoria 1) e i trasferimenti correnti dello Stato (Titolo II, Categoria 1);
- nella quarta ipotesi, sostituirebbe l’ICI, l’addizionale comunale sull’energia elettrica, l’addizionale e la compartecipazione Irpef (Titolo I parte della Categoria 1), parte dei trasferimenti correnti dello Stato, in particolare il fondo ordinario, il fondo perequativo fiscalità locale e i trasferimenti compensativi ICI (Titolo II, parte della Categoria 1).
Quest’ultima è a nostro avviso la più attendibile e vicina alla realtà. Ma proviamo a vedere cosa comporta in concreto: i dati riportati in Tabella mostrano immediatamente il differente impatto tra il Nord e il Sud Italia; Comuni come Napoli, Reggio Calabria, Potenza, perderebbero quasi il 30% delle proprie entrate ordinarie; Milano, Roma e Venezia, ne perderebbero meno del 10%. Ma il dato non si esaurisce qui, la riduzione media di gettito è vicina al 20%. Ciò significa che:
- lo Stato da un lato elimina alcune imposte erariali, dall’altro taglia completamente i trasferimenti ai comuni;
- i comuni istituiscono una sola imposta, ma perdono gettito mediamente per il 20%;
- il cittadino, se tutto va bene, o si vedrà aumentare altre tasse locali o, molto più probabile, si vedrà erogare un livello quantitativo e qualitativo di servizi pubblici decisamente ridotto.
Solo così i conti tornano. E basta osservarli bene per capire che sono salatissimi.
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dove è la ricerca?
Il dato piu’ preoccupante è che sono pocchismi i comuni che hanno veramente preso coscienza dell’impatto economico della manovra. Per lavoro parlo con i comuni tutti i giorni e vi posso garantire che oltre a lamentarsi (perchè è consuetudine lamentarsi di non avere fondi…) sono pochissmi i comuni che hanno fatto un po’ di conti reali e hanno preso coscienza della “siccità” imminente! L’impatto è tale che non colpirà solo i servizi “minori”, come i servizi innovativi, l’informatizzazione o i servizi bibliotecari, ma comincerà ad intaccare anche i servizi essenziali come le indennità di accompagnamento ai disabili, la copertura pomeridiana delle scuole materne, l’assistenza domiciliare agli anziani, etc. Quando i mezzi di informazione comunicheranno alla cittadinanza il prezzo reale della manovra? dopo le elezioni?